DAREDEVIL #5 (2019) – RECENSIONE

La fine di “Conosci la paura”.

Arriva finalmente il quinto numero, la conclusione del primo ciclo firmato Zdarsky e da Checchetto. Penso di risultare ripetitivo ma l’unico difetto di questo mensile è il suo essere…un mensile e quindi abbiamo una razione al mese che è davvero poco per la nostra fame e sete del Diavolo. Ne vale la pena? Assolutamente sì. Per questo primo ciclo ci voleva un riepilogo del Diavolo, del suo “universo”, senza però ripetere le solite cose e Zdarsky ci è riuscito. Ok, ci sta Punisher, Kingpin (solo come spettatore), il Gufo, le sparatorie, i Defenders, Spidey, sesso, la crisi con la fede ma credo anche, nonostante tutto, che sia tutto ciò che un lettore di Daredevil cerchi probabilmente in un ciclo del Diavolo. Inoltre c’è un elemento nuovo, l’omicidio.
Murdock non ha mai avuto una crisi del genere, era successo in passato una cosa simile ma non fu lui a causarla e inoltre poi successivamente si scoprì che non fu un vero omicidio (Typhoid Mary). Una nuova crisi per il nostro Murdock. L’uso della violenza è sempre giustificato? Alla conclusione di questo ciclo si prende una pausa dal suo essere Diavolo. Quanto durerà? Un ciclo?

Immagine

Voglio assolutamente leggere il #6 per capire dove andremo. Qual è la verità?

Il comparto grafico è pazzesco. Checchetto riesce a risultare impeccabile ed incisivo nel suo stile meravigliosamente “sporco” e reale. L’azione e la violenza, i proiettili, le auto che volano in incidenti mortali, tutto fantastico. E’ riuscito a rendere il Daredevil “yellow” davvero cool. Nel prossimo ciclo, però, non ci sarà… piccola pausa.

sos

Il 5 dicembre, Daredevil #6
Alla prossima diavolacci!

3 pensieri riguardo “DAREDEVIL #5 (2019) – RECENSIONE

  1. Ciao Giacomo,
    grazie mille per le tue recensioni! A Lucca ho scoperto in ritardo il numero 1 di Checchetto, sul quale però ho trovato la preziosa citazione del tuo blog.
    Pensi che uscirà anche una versione “raccolta” o “cartonata” di questi primi magnifici cinque numeri.

    Ciao e grazie!

    Stefano Pan

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