INTERVISTA A CARLO CRESCITELLI – VINCITORE DEL QUINTO CONCORSO DI SCRITTURA

Ed eccoci qui, facciamoci due chiacchiere con il vincitore Carlo Crescitelli.

Come ha influito la tua conoscenza del Diavolo di Hell’s Kitchen nella realizzazione di questa storia originale? Pensi di scriverne altre focalizzandoti su altri personaggi della Marvel?

CC: Daredevil mi è sempre apparso una delle figure più controverse e complesse della intera Casa delle Idee. Garante della legge di giorno, giustiziere di notte: due anime distinte apparentemente inconciliabili, che invece però poi si intrecciano di continuo, nelle aule di tribunale come in ogni suo nuovo, ingestibile amore. E quando c’è di mezzo Elektra, il caos cresce addirittura in via esponenziale… perché nulla si presenta mai semplice, nel buio mondo di Matthew Murdock. Tutta questa ambiguità non poteva non ispirare in qualche modo il clima del mio brevissimo racconto. Un altro di cui scriverei volentieri, mi chiedi? Non ho dubbi: Capitan America, che anche lui di contraddizioni e conflitti personali ne ha da vendere!

Spesso quando si parla di personaggi come Elektra o Daredevil è il noir a prevalere, senza spazio alla commedia. Come nasce l’idea di ribaltare questo paradigma?

CC: Che io mi ritrovi in veste di lettore o di spettatore, piuttosto che viceversa di autore, non mi piace mai sentirmi ingabbiato in paletti di genere. Venendo ora specificamente al Marvel Universe, trovo che alcuni fra i contributi vecchi e nuovi più interessanti siano scaturiti proprio dal provocatorio rovesciamento della credibilità originaria di alcuni cliché consolidati: e mi riferisco, giusto per citare le prime operazioni di questo tipo che mi vengono in mente, alle storie sexy e bislacche di She-Hulk, alla brillante e scanzonata saga cinematografica di Iron Man, alla recente, geniale vena demenziale di Thor: Ragnarok. Così mi sono detto: se ci hanno provato e ci sono riusciti Byrne, Favreau o Waititi, perché non tentare anch’io?

Ho apprezzato molto l’elemento “attualità” che hai utilizzato. Come ti è venuta in mente?

CC: L’attualità è la linfa vitale alla quale deve abbeverarsi ogni storia che voglia davvero colpire e appassionare. Sempre, anche quando ciò non appare del tutto evidente. Pensa a qualcuno dei grandi classici della letteratura, e individuerai presto gli elementi di attualità in esso presenti. Quanto allo sviluppo della mia microstoria, l’ho visto come una naturale derivazione di quella sorta di what if che ci avete assegnato come tema: che cosa succederebbe se un bel giorno Elektra arrivasse in Italia? Ma certo – mi sono detto – tutti farebbero carte false per averla dalla loro. E naturalmente lei si arrabbierebbe molto per questo… tutto qua, di qui è partita l’idea.

Della storia, anzi, del tuo reportage mi sono piaciuti il ritmo, così frenetico, e i personaggi che presenta, apparentemente buttati lì alla rinfusa, ma si vede che li hai scelti con attenzione. Quando scrivi utilizzi sempre questo stile parodistico e grottesco?

CC: La satira è lo strumento espressivo che trovo più congeniale. Mi piace lanciare attraverso di essa più messaggi anche molto diversi tra loro, che possano essere colti in più di una chiave di lettura – così ti spieghi anche quella mia precisa e meditata scelta di personaggi – e mi pongo sempre nell’ottica di non annoiare il lettore, di mostrargli le situazioni nel modo il più diretto e visivo possibile, piuttosto che raccontarle o descriverle in forma letteraria. E proprio per questo adoro ricorrere al linguaggio parlato e ai vari dialetti regionali: perché profumano di verità, e infatti li uso tutte le volte che posso.

Qui potete leggere la storia di Carlo.
Buone feste
Alla prossima diavolacci!

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