QUINTO CONCORSO DI SCRITTURA – 2018 ELEKTRA E’ SCOMPARSA (E’ IN ITALIA?)

Eccoci qui. Pronti a brindare per un altro anno.
Eccoci qui con un altro contest di scrittura. Il quinto.

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Noi amiamo giocare, spesso. Contest di cosplay, le foto di gruppo, le nostre interviste ma anche inventare storie per il nostro Matt, fantasticando, senza lucro. Ideare. Tirar fuori tutta la nostra fantasia divertendoci. Quest’anno ci sono due vincitori uno scelto dal pubblico a colpi di like e uno invece dalla critica.

Devo ringraziare Alessio Lonigro, Andrea Prosperi (de ‘Il Bianco, il Rosso e il Blu) e Fabiana Rossi per la loro disponibilità e il loro mettersi in gioco.
Loro mi hanno aiutato a giudicare i racconti, per il “premio” della critica.

Ecco i vincitori:

(Il vincitore del pubblico)
FRANCESCO D’ONOFRIO – UNA COSA SUPER SEGRETA

« Dunque, ti ho raccontato tutto di me direi. Della mia ultima storia finita male, mio padre ucciso dalla malavita, che sono metà greca … parlami un po’ di te ora ».
Daniele sorrise cercando di evitare quello sguardo tremendamente bello, tremò leggermente mentre una ventata di calore alcolico gli riscaldava il petto.
« Beh, la mia professione è una cosa super-segreta ».
Si fermò per vedere come Elena avrebbe reagito. Lei assentì cortese e sorrise, quell’insieme di labbra rosse e denti bianchissimi che Daniele trovava irresistibile.
« Vedi, io sono un agente dell’ECAPSI, non so se mi spiego ».
Lei scosse il capo, i capelli lisci fluttuarono nell’aria come quelli delle modelle nelle pubblicità, ma in modo decisamente più sexy.
« Beh, ECAPSI sta per Ente Controllo Attività Paranormali e Superumane Italiano. Stiamo dietro a mutanti, gente in maschera, alieni e roba simile » spiegò con noncuranza, sperando che lei trovasse quel lavoro incredibilmente interessante.
Lei trattenne il fiato, gli occhi spalancati. Effetto sorpresa riuscito.
« Qui in Italia abbiamo un lavoro abbastanza semplice, ci saranno due migliaia di mutanti e, mi pare, 70 alieni, ovviamente tutti registrati. Ma quello di cui mi occupo io è un po’ diverso ».
Elena incrociò le sue bellissime gambe piegandole verso l’esterno del tavolo, e tirò su tutto ciò che rimaneva del cocktail, gli occhi piantati in quelli di Daniele.
« Vedi, io sto cercando una tizia killer, si chiama Elektra ».
Lo sguardo di Elena ebbe un leggero sussulto.
« Si, ho pensato anche io che era un nome molto strano. Comunque, è sempre stata una mina vagante: prima ammazzava per la Yakuza, poi ha collaborato con i servizi americani, dopo si è messa in proprio. I contatti degli States dicono che è stata avvistata all’aeroporto di New York un mese fa, due agenti sono stati trovati morti quello stesso giorno. Sembrerebbe che abbia preso un aereo per l’Italia. Così siamo stati contattati per trovarla e segnalarla ai colleghi americani ».
Daniele finì il suo bicchiere con un lungo sorso, la saletta del bar tremolava e si offuscava sempre più; ma aveva deciso che sarebbe andato fino in fondo quella notte. Voleva portarsi a letto Elena.
Anche lei sembrava decisa, aveva lo sguardo di una creatura selvatica alla vista della preda.
« Gli psicologi dicono che questa Elektra potrebbe essere stanca della sua vita avventurosa, forse vuole fermarsi e mettere su famiglia, ma io di ‘ste cose non ci capisco un cazzo. Per me può finire in galera a vita ».
Elena annuì, l’indice percorreva il bordo del bicchiere in un circolo ipnotico.
« Ti va di prendere un po’ d’aria fresca? Meglio non guidare se sei ridotto così ».
Le parole della donna giunsero come da lontano per riportarlo nella realtà. Daniele annuì e i due si alzarono, lui dondolando pericolante come un castello di carte, lei con la grazia di una ballerina. Gli porse la mano come per accompagnarlo, e Daniele le avvolse il braccio attorno alla schiena.
Uscirono nell’aria fredda, superarono la vetrata che affacciava sull’interno e si ritrovarono nella quasi totale oscurità. Il volto di Elena era illuminato per metà, un sorriso rosso fuoco e occhi scuri come un cielo notturno.
Daniele le si avvicinò per baciarla, anche lei lo attirò a sé, ma quando le loro labbra si toccarono, una strana e orribile sensazione di umido lo colse di sorpresa.
La mano di Elena stringeva un manico lungo e ricoperto di seta rossa, dalla cui estremità si ripartivano tre punte, e quella centrale e più lunga era piantata nel ventre di Daniele.
Prima di pensare di chiamare aiuto, prima di reagire spingendola via, prima di darsi dello stupido, Daniele si ritrovò seduto a terra, l’asfalto umido era freddo, ma niente in confronto a quel calore sanguinolento.
« Non c’è nulla che tu possa fare, tesoro. Ma voglio dirti una cosa, nella speranza che i tuoi superiori ti abbiano messo qualche microfono addosso e siano in ascolto ».
Elena manteneva quella decisione nello sguardo, il volto assurdamente bello nella sua mostruosità. Daniele provò a estrarre l’arma dalla sua pancia, ma l’assassina lo affondò ancora di più dentro di lui, con tutta la forza del suo minuto corpo. Daniele spalancò la bocca piena di sangue.
« Forse voglio cambiare vita, ma non voglio nessuno tra i piedi. Chiunque si metterà sul mio cammino morirà, sono stata chiara? »
Con il suo ultimo brandello di coscienza, Daniele annuì, poi sentì il corpo affondare al suolo e piombò nell’oscurità.

(Il vincitore della critica)
Carlo Crescitelli – Tutti vogliono Elektra

Bodàaa… boidàaaaan! RaiUno, sigla di Porta a Porta: sulla parete animata di fondo studio compare una sagoma incappucciata di nero, e la scritta “Salvatrice o giustiziera?”. Bruno Vespa, fregandosi soddisfatto le mani, lancia un video di Donald Trump che dichiara “she’s the real american woman”. Alle spalle di Vespa che incalza, scorrono altre immagini e scritte: Alexis Tsipras ”Orgoglio e riscatto ellenico”, Vladimir Putin ”La donna che farà risorgere il vecchio continente”, Alì Khamenei ”Hashashin: spada di Allah nel Dar al Harb”, Xi Jinping ”Luminoso sole d’Oriente”, Kim Jong-un “Castigo del capitalismo”. Salutano dalle loro poltrone: il dinamico vicepremier Matteo Salvini, la bellissima criminologa Roberta Bruzzone, un misterioso ufficiale della Digos in mimetica, anfibi e passamontagna, il popolarissimo sindaco di Riace Mimmo Lucano, la saggia opinionista Barbara Palombelli. Battono i rintocchi che annunciano l’ospite d’onore. “Elektraaaa… Nat_chios!”. Scandisce Vespa, e le si fa incontro per il baciamano di rito, che lei scansa mentre irrompe sotto le telecamere a grandi falcate, splendida in abitino rosso superscosciato, bandana, stivali di panno al ginocchio e coppia di sai alla cintura. Prende posto sulla poltrona vuota tra Bruzzone e Salvini, accavallando le lunghe gambe, tra la palpabile generale ammirazione. Intanto Vespa, teso per l’offesa subita, ha dato la parola al poliziotto mascherato, che subito ribadisce come su Miss Natchios pesi ancora un mandato di cattura internazionale. Le dita affusolate di Elektra corrono a impugnare i sai, Bruzzone seduta accanto la blocca con una mano sulla spalla. Salvini zittisce il suo tutore dell’ordine e, mangiandosi Elektra con gli occhi, la battezza “Lady Security”. Elektra tace schifata, e parte alla carica Mimmo: altro che Lady Security, “Elektra è la speranza degli oppressi, del popolo errante del mare”. Secondo lui è pure musulmana o quasi: “…non aveva detto così quello, come si chiama? Kominì Kamenì insomma quello!”. “Ma quale musulmana d’Egitto” – ora è la Palombelli ad arringare i salottieri – “che qui la vera battaglia è quella per i diritti delle donne, e chi meglio di Elektra li incarna!”. A questo punto Bruno dal suo angoletto sferra il colpo basso: “Ma non le ci vorrà mica un avvocato, signora, per risolvere la sua grana giudiziaria attuale e pararsi da quelle future? Lei sa com’è” – si frega le mani sardonico – “piacere a tutti va bene e conviene, ma fino poi a un certo pun…” Zac Tac Zac Tac Tac Tac Tac Zac! I sai ruotano rapidi tra le dita di Elektra esplodendo colpi in velocissima sequenza alternata di punta e di impugnatura: il tempo di stendere Vespa, ed è la volta degli altri. Per primo Matteo con un certo gusto; poi le signore con qualche riguardo in più, Lucano senza troppi complimenti, infine il Digos contractor, prudentemente neutralizzato per ultimo, con il prezioso ausilio di una bella manciata di stelle ninja. Tutti vogliono Elektra, ma Elektra non è di nessuno… cameramen fuori combattimento anche quelli, Elektra che riempe lo schermo e sorride volteggiando calma i suoi sai. Pubblicità.

Presto arriverà anche l’intervista al vincitore della critica.

Grazie a tutti per aver partecipato.
Buone feste.
Alla prossima diavolacci!

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