STORIE (NOSTRE) PER DAREDEVIL – CONCORSO 2017 (4° EDIZIONE) “STORIE NATALIZIE”

Noi amiamo giocare, spesso. I quizzoni, contest di cosplay, le foto di gruppo,
le nostre interviste e adesso inventare (per il quarto anno di seguito) una storia per il caro Murdock & Co. ma con tema natalizio. Fantasticare, senza lucro. Ideare. Tirar fuori tutta la nostra fantasia divertendoci. Quest’anno due vincitori uno scelto dal pubblico a colpi di like e uno invece da Le Notti del Diavolo, dalla critica, dalla giuria, da me.

Ecco i vincitori:

– CALORE UMANO di Carlo CRESCITELLI – (VINCITORE DEL PUBBLICO) con 68 like

Quanti saranno? Voglio dire, joule, erg, elettronvolt, wattore, kilowattore, calorie, kilocalorie, BTU… Posso sentirli tutti, finanche da quassù attraverso la brezza della notte atlantica: un’onda che sale e mi avvolge, lenta, potente, chiara e distinta pur tra le vibrazioni scomposte della cacofonia metropolitana. E’ la temperatura del Cuore della Mela, ed io il suo termometro dalla cima dello skyline. E poi ci sono loro. Gli umani. Con il brulicare delle loro ansie, delle loro emozioni, del loro amore… del loro odio. Ma certo, che percepisco anche quello. E vi dirò che ha un sentore tutto particolare, come di un frutto marcio andato in fermentazione, dal profumo gradevolmente alcolico e al tempo stesso leggermente nauseabondo, che spande intorno a sé l’energia termica della chimica che subisce. E’ principalmente per quello che li riconosco, quelli pericolosi: perché è come se una febbre maligna maligna li ardesse dal di dentro, ed io, del fuoco, vedo la vera anima, mica la luce.
Vale anche di giorno in tribunale, eh. Solo che lì le mie scelte professionali sono già venute prima, e dunque non devo più stabilire cosa è giusto per me e cosa no; anzi, a voler essere sincero, il più delle volte non posso farci quasi nulla, se non riscaldarmi al tepore di un torto raddrizzato, di una ingiustizia spezzata, di una speranza riaccesa. Ecco. Come un moderno lampionaio cibernetico, dò vita al miracolo del futuro che si reinfiamma di desideri.Ma questo fuoco invece la notte, moderno Prometeo quale sono, il più delle volte devo spegnerlo per evitare che gli uomini vi si brucino. Che sia l’incendio improvviso di una violenza gratuita, la brace intollerabile delle prevaricazioni, la miccia nascosta e subdola di un perverso contagio, o il divampare fulmineo di un’idea di morte, tocca a me intervenire per ristabilire l’ordine delle cose, far calare la febbre. E pensare che in tanti mi chiamano il diavolo; se solo potessero immaginare quanto dista, il mio lavoro, da quello del vero Satanasso. In certe stagioni dell’anno, il calore cresce. No, non sto parlando del bollettino meteorologico, quello a cui mi riferisco è… un altro valore. L’impatto termico diffuso dei milioni di luci ronzanti che ogni notte illuminano il buio di New York City, di cui io solo posso vedere il vero volto. Un plasma tiepido che tuttavia non riscalda i cuori dei suoi nevrotici, infelici abitanti. Neppure a Natale, quando l’illusione è perfetta, e i miei supersensi registrano un bel po’ di Fahrenheit in più. Potenza dell’universo consumistico, Times Square appare ai miei occhi vuoti come una gigantesca stufa, che neppure l’afflato della pista ghiacciata del Rockefeller Center riesce a neutralizzare. E, naturalmente, cresce anche il calore degli uomini.
Tutti vorrebbero che tutto finalmente andasse a posto nelle loro piccole vite, solo perché è Natale, e a Natale devi essere felice, devi esserlo a maggior ragione se non ti ricordi neppure più bene l’ultima volta che lo sei stato in vita tua. E dunque a maggior ragione non lo sarai, e fumerai di rabbia e insoddisfazione fino alla fine delle feste. Io lo sento, quel fumo. Sale su insieme col vapore dai tombini, sa di smanie frustrate e voglia disperata che il tempo scorra all’indietro, e neanch’io posso farci nulla, cosa volete, sono solo un supereroe, mica una divinità o un demiurgo, ho anch’io i miei limiti. Mi hanno detto che Qualcuno della Distinta Concorrenza alle volte è riuscito a far qualcosa del genere: ma sai che fisico e nervi d’acciaio ci saranno voluti, no, questi trucchetti ultraterreni o magari extraterrestri non fanno per me, le mie diavolerie non possono competere. “Aiutati che Dio t’aiuta” dicono, e io forse posso solo aggiungere “Aiutati che anche Io ti aiuto”, e posso farlo bene davanti al giudice, è lì che sono davvero bravo. Meno bravo sono stato ad aiutare me stesso, e ancora meno chi mi ha voluto davvero bene. Possono testimoniarlo, e parimenti lo testimonierebbero quelle fra loro che non sono più fra noi, le signorine Natchios, Page, Romanova e Walker, e tanti saluti alla felicità del Natale, come sarebbe stato bello e diverso anche con accanto soltanto una di loro. E invece… già sarà tanto se sfideranno il gelo della notte in quota un Petey o un Johnny per venire a farmi gli auguri. Johnny, tra l’altro, lui sì che cambierebbe il bollettino, ma una interferenza come la sua non vale, ovvio. Però… ci sono momenti che valgono comunque la pena di essere vissuti. Anche a Natale, certo. Soprattutto a Natale. Per esempio quando i bambini scartano il loro regalo di fronte al camino acceso, e nel pacco ci sono io: la mia action figure, voglio dire. La liberano dall’involucro di plastica trasparente, la stringono orgogliosamente nelle mani, e… d’improvviso è come se una nuova luce spandesse il suo calore all’intorno. Una luce di speranza nella giustizia a questo mondo, un tepore che ti riscalda rassicurandoti che non sarai mai solo, fino a quando potrai contare su chi, nonostante tutto, ha ancora la forza di battersi per te e per tutti quelli come te che altrimenti su quale altra difesa potrebbero mai contare se non… I bambini ci credono, dite. Certo che ci credono. Anche io ci credo. E con me i loro genitori, almeno il giorno di Natale davanti al camino acceso. E se la sentono loro, la magia di questo calore umano, volete che non la senta io?

– ALBERTO MASTRAZZO – A CHRISTMAS DEVIL (VINCITORE DELLA CRITICA)
La neve tiepida e un po’ sciolta cade a terra con flaccida leggerezza, spostata dal cappotto con un rapido e silenzioso movimento della mano.Matt Murdock la percepisce mentre fluttua, mentre incontra il pavimento distante del suo appartamento, mentre la sua mente rimugina sul senso delle parole che erano riecheggiate in tutta la chiesa, fragorose come il rombo del tuono.
“A volte”, sosteneva il prete dal suo altare, “dobbiamo soffermarci a riflettere suoi fantasmi della nostra vita e, se questi sono troppo insistenti, ignorarli”. Matt Murdock ci pensava, ai suoi fantasmi.
A volte anche troppo spesso. Anche ora, la notte di Natale, non riesce a smettere di pensarci, di riflettere su quello che era la sua vita e su quello che sarebbe stata.
L’arredamento non aiuta. Forse dovrebbe cambiarlo ma, avere occhio per la sistemazione non è di certo una sua dote. Non spiccata, per lo meno. Eppure l’accappatoio che un tempo era appartenuto al pugile che fu suo padre gli parla, rintocca come il suono della campana vicina al ring, come il tonfo sordo dei pugni che suo padre Jack faceva vibrare nell’aria, come il suo desiderio di non mollare, non quella volta, di non sottomettersi alle persone che lo avevano piegato per tutta la vita.
Mai arrendersi, era stato il suo insegnamento.
E ora, quelle parole che suonavano simili ad una maledizione, rimbombano nella testa di Matt Murdock, lo ricoprono allo stesso modo del simbolo che è diventato.
Daredevil è il suo nome di battaglia, un altro omaggio a “Battlin’ Jack”.
Quel costume è il suo presente, l’altra faccia della medaglia, il motivo per cui suo padre non lo avrebbe appoggiato e la ragione per cui sarebbe stato orgoglioso.
Daredevil non lo abbandona mai, come gli insulti dei ragazzini del quartiere, come le minacce dei signorotti locali che facevano dell’ingiustizia la loro religione, come il profumo del sangue e quello delle orchidee. In fondo, lei aveva sempre odiato le rose. Poi un suono, acuto come il dolore di una stilettata al costato; l’amante di sempre lo sta chiamando, quell’Hell’s Kitchen ricoperta di neve e immersa nel bianco, la sua crociata, la sua fede e il motivo che lo avrebbe portato alla morte, che gli avrebbe fatto riabbracciare suo padre, Karen e tutti coloro che aveva perduto. “Dobbiamo soffermarci a riflettere suoi fantasmi della nostra vita e, se questi sono troppo insistenti, ignorarli”. Belle parole, cariche di significato; parole che sarebbe valsa la pena di ascoltare, di mettere in pratica. Tuttavia, la finestra è già aperta su quel mondo sottile, trasparente, fragile come la neve e la maschera tesa sul suo volto.
A poco serve sentire i passi pesanti e stanchi di Foggy che, affaticato dalla giornata, è in procinto di bussare alla sua porta. Ha con se un regalo. Ma la città esige le lusinghe del diavolo e, con un balzo degno di un atleta, Daredevil salta sul palazzo di fronte e sfreccia nella notte e nella neve di un Natale newyorkese. Franklin “Foggy” Nelson bussa infine alla porta, osservandola aprirsi spettrale dinnanzi a lui. In casa non c’è nessuno, solo una finestra aperta e un piccolo alberello sul tavolino del salotto. Foggy abbassa lo sguardo e scuote la testa. Sorride sapendo che almeno la città è un po’ più sicura. Poi si dirige verso il frigorifero, prende una birra ghiacciata come l’inverno e si lascia andare sul divanetto adiacente all’apertura dalla quale il suo amico è uscito.
Appoggia il regalo e brinda in suo onore. <<Buon Natale, Matt. Buon Natale>>, augura l’eterno ottimista mentre appoggia il regalo sul tavolino. Dall’altro lato della città, la giustizia del diavolo cade su un gruppo di ladruncoli travestiti da Babbo Natale. Allo stesso tempo, Matt Murdock percepisce gli auguri dell’amico e, con un sorriso, ricambia: <<Buon Natale anche a te, Foggy>>.

5 - Contest

Su Facebook alle 12:00 arriverà un post dove  commenterò ogni storia.
Grazie mille per la partecipazione. Siete stati fantastici.
Alla prossima diavolacci!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...