LA SERIALITA’, LA MORTE E IL REALISMO

Ho sempre odiato le serie tv. Quando seppi nel 2013, che Daredevil non avrebbe avuto un suo film ma, insieme ad altri personaggi, avrebbe avuto una sua serie tv e fatto parte del progetto ‘Defenders‘, ero contento perchè avrei rivisto il mio eroe preferito sullo schermo dopo quella disfatta del 2003 con Ben Affleck, ma ero anche molto preoccupato e ansioso, perchè? Perchè ho sempre odiato le serie tv.

Odio le serie tv perchè odio proprio la serialità. Se la serie tv ha successo continua e continua, e può continuare davvero tanto, sette, dieci conosco serie tv con venti stagioni. Se il prodotto funziona, la trama si dilunga, viene allungato il brodo e le trame non terminano quasi mai, tutto è molto indefinito e i finali di stagione sono fatti proprio per lasciare il prodotto incompleto, lasciarti in “bilico” e farti vedere per forza la prossima stagione. La morte. Odio il fatto che possano esistere dei personaggi che non muoiono mai, perchè farli morire? A me sceneggiatore non mi conviene uccidere A, perchè potrei perdere tutti quei fan che amavano A e non so se più in avanti, A mi possa servire. Quindi ti ritrovi alcune serie tv, ovviamente non tutte (la maggior parte), con dei personaggi intoccabili che rende la visione dello spettacolo prevedibile e noiosa. Tanto sei tranquillo che quel tipo non farà una brutta fine.
Ripeto non tutte le serie sono così, ma ogni serie ha comunque almeno uno di questi “problemi”.
Problemi, ovviamente, per me, secondo il mio gusto. Io odio le serie tv non sto dicendo che le serie tv sono orrende o sbagliate. Conosco gente che vive per questa serialità e che ama le serie tv.
Il film viene creato, prodotto e distribuito qualunque sia l’esito del pubblico e non può essere cancellato o modificato, ma che comunque nasce come un prodotto completo (quasi sempre).
Inizia e finisce al massimo se ha successo può avere dei sequel (unico problema affine alle serie) è comunque spesso imprevedibile, non sai come può finire e non sai chi possa morire (anche il protagonista). La serie tv, invece, vive e respira grazie anche al pubblico e se il pubblico si annoia verso la sesta puntata, c’è la possibilità che più in avanti accadono determinati eventi per far “risvegliare” il pubblico. Per me, il pubblico deve restare pubblico e gli sceneggiatori devono restare sceneggiatori e scrivere il prodotto al di fuori della reazione dei fan.

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Per fortuna insieme all’annuncio della serie tv, nel 2013, venne annunciata anche la casa di produzione e distribuzione della serie di ‘Daredevil‘. La Marvel si affidava alla Netflix. Questo cambiava (quasi) tutto.
La Netflix fa un prodotto unico e completo, fa una stagione di 10 puntate e le pubblica tutte nello stesso giorno, non possono cambiare direzione, almeno non durante la stagione in corso.
La Netflix non è così legata al pubblico visto che non viene distribuita in una tv pubblica, non vedremo mai una serie tv ‘Originale Netflix’ su Canale 5, visto che la Netflix ti da un servizio di streaming a pagamento.
Quindi, in breve, la Netflix è riuscita a farmi gustare le serie tv.

Il fattore morte è molto importante per me, perchè rende il tutto più ‘vero’. Non vorrei mai vedere un film, o una serie sapendo che dieci personaggi resteranno sempre vivi. Quando guardo ‘Daredevil‘ so che Daredevil resterà vivo, certo, ma il resto deve essere imprevedibile. Tutti possono morire e tutto può cambiare.
Quando durante la prima stagione di Daredevil, ho visto morire prima Wesley e poi Ben Urich ero felice.
Ero felice non tanto perchè non mi piacevano quei personaggi, (Urich è uno dei miei personaggi preferiti nel fumetto), ma ero contento perchè mi avevano sorpreso, avevano osato e rischiato, se ne erano fregati delle conseguenze future e la prima stagione di Daredevil è un prodotto che inizia e finisce senza “finestre” lasciate semichiuse, proprio per questo la considero la migliore di tutte quelle pubblicate, è un film di 13 ore.

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E’ importante per noi rendere tutti i personaggi ‘mortali’ perchè, noi, umani, vivamo le morti dei nostri cari, dei nostri parenti, amici e loro magari fanno i dottori, i meccanici, lavorano in fabbrica, sono tassisti, non è corretto e coerente che un personaggio, un tizio normale non possa morire (al di fuori dei vari “super”).
Claire è un’infermiera e lotta vicino a Danny e Colleen contro la Mano, si, può morire. Rischia. Foggy è amico di Daredevil, può morire. Karen, si, lei probabilmente morirà presto. Deve essere così, la morte ci da quel ‘realismo’ che molte situazioni ovviamente non possono darci. La morte avvicina l’eroe all’essere umano.
Il genere supereroistico è fatto (come il fantasy o la fantascienza) di compromessi.
In Harry Potter se consideri vera la Magia, e quindi può esistere una scuola, un luogo magico, dei maghi buoni e cattivi, per il resto ti sembrerà tutta un’opera realistica, vera. Possibile.
Daredevil o The Defenders pure, se metti in conto che possono esistere persone indistruttibili o un luogo magico come K’un-Lun, il resto è vero, è reale, può essere proprio sotto casa tua. Magari l’associazione criminale non si chiamerà la Mano, avrà un altro nome ma è tutto reale, palpabile come i sentimenti, per questo tutto deve restare possibile e imprevedibile e quasi mai seriale, la serialità ci da tranquillità.
“Tanto ci sarà un’altra stagione non può morire A.” E questo, per me è sbagliato e noioso.
Einstein diceva: “La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.”
Abbiamo bisogno di vedere e vivere capovolgimenti di situazioni che possano stravolgere anche la nostra vita.

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Alla prossima diavolacci!

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