Intervista/Le Notti del Diavolo

IL DIAVOLO INTERVISTA MICHELE “MIKE” ROMEO, UN RAGAZZO NON VEDENTE

Era da tanto che volevo intervistare, sentire e ascoltare le parole di un ragazzo non vedente, cieco, come il nostro Matt Murdock, per capirci di più, per provare ad immaginare cosa vuol dire perdere la vista e per dar voce anche a questo tema più volte ignorato. Finalmente ho avuto la possibilità.
Non c’è molto da aggiungere, bastano le risposte del fantastico Michele.

1

– Ciao Michele, grazie mille per essere qui con noi.
Prima domanda di dovere, conosci Daredevil, cosa ne pensi?

MR: Daredevil non lo conosco benissimo. Da piccolo uno dei miei personaggi preferiti della Marvel era Spider-Man, però ho sempre sentito parlare di Daredevil, di questo eroe cieco ma che nonostante tutto avesse dei superpoteri. Sicuramente è un personaggio davvero interessante e con un bel messaggio.

– Ti da conforto pensare che esista un eroe cieco? Ti senti “rappresentato”?

MR: Assolutamente si, mi sento sia rappresentato che ispirato. Certe volte si ha questa idea sbagliata del non vedente, proprio ieri sera quando ho preso il taxi, il tassista era preoccupato e aveva quell’idea del cieco che sta da solo, a casa, a dormire e per me non esiste proprio. Quindi quando prendiamo in considerazione un eroe cieco come Daredevil ne sono proprio felice. La forza ce l’abbiamo già dentro e certe volte non è facile tirarla fuori. L’ispirazione serve.

– Come Matt Murdock, prima ci vedevi e adesso non più.
Cosa ti manca di più del vedere?

MR: A me piace molto l’azzurro, ti risponderei il mare e il cielo, sai quando il mare e il cielo diventano una cosa sola. Però, dopo un pò non ci fai più caso. Quando tu osservi ti restano tante immagini impresse in mente e quindi ogni volta che ascolto musica mi tornano in mente immagini, fotografie e volti di quei momenti lì.
Ho perso totalmente la vista a 18 anni e quindi non è una cosa a cui penso troppo spesso, ormai mi sono abituato.

– Come hai combattuto questa perdita?

MR: La musica. Grazie alla musica. Io ho cominciato a suonare quando avevo nove anni, perchè ho perso la vista nel primo occhio a quell’età e inizialmente facevo nuoto e mi proibirono di fare tuffi e quindi cominciai a suonare per colmare quella mancanza, poi quando la situazione è peggiorata, la chitarra è sempre stata con me. Componevo e davo vita ai miei sentimenti e alle mie emozioni. Vedo la mia chitarra come se fosse un mio diario segreto e le note la mia lingua per esprimermi come voglio. La chitarra è stata la mia salvezza.
Insieme alla musica anche alla fede, io credo in Dio e questo mi aiuta tanto, chi ha fede secondo me riesce ad accettare il tutto maggiormente.

– Matt Murdock nella serie tv, dice che la “vista è una distrazione”.
Può spiegarci cosa vedi? Hai un modo per riconoscere le forme?
Come percepisci il mondo intorno a te?

MR: E’ una domanda che mi fanno in tanti. Io non vedo nero, non ho mai visto nero però non vedo nulla, neanche la luce. Vedevo la luce fino a un annetto fa, poi la malattia si è portata via anche quello. Se provo a concentrarmi e metto a fuoco riesco a vedere le cicatrici causate dalla malattia ma è difficile da spiegare, vedo un verde scuro. Se mi sveglio rilassato vedo un colore più azzurro e cambia. Sono delle sfumature.
Però è una cosa personale ovviamente, nell’occhio destro vedo, una confusione di colori, come se fosse una massa gassosa dell’Universo. Quando io mi approccio alle cose, quando tocco io mi immagino tutto in mente. Se tocco una banana io la vedo gialla. Quando sono con qualcuno immagino quella persona, ma non riesco a spiegare però adesso mi viene molto naturale. Ci vuole del tempo per poter essere padrone di se stessi.

– Non si parla spesso di cecità.
Ti senti invisibile in mezzo alla società?
Conosci altri che soffrono del tuo stesso problema?

MR: Invisibile no. Anche se dipende dove mi trovo. Se torno in Sicilia è più complicato, mancano i mezzi e manca la mentalità, mi sento osservato, la gente chiede ai miei familiari come faccia a vivere ad arrivare all’aeroporto da solo e noti che l’atteggiamento è diverso. A Milano e a Boston dove vivo, non conta proprio o forse sono più abituati. Vivo molto meglio lì e ci sono più servizi e si può fare una vita normale.
Conosco tanti ragazzi nati non vedenti, alcuni non accettano il problema, altri hanno reagito come me.
Una volta ho conosciuto un ragazzino di 18 anni, ed era nato con questa difficoltà, però non lo accettava perchè non poteva giocare con i suoi coetanei. Invece una mia amica è più tranquilla e da poco è passata dal cammianre con il bastone al cane, ed è un bel passo avanti perchè è più libera. Comunque resta una cosa dura da digerire ma è la vita ci son cose belle e cose brutte. Bisogna farsi forza e accettare per vivere meglio.

– Vuoi lasciarci un messaggio per concludere?

MR: Io penso che, purtroppo la sofferenza fa parte dell’indole umana. Tutti soffrono, poi c’è chi si crea problemi per niente, chi ha problemi più seri e chi tramite problemi più importanti cresce di più.
Io spero che la mia storia sia di ispirazione per qualcuno. Noi ci lamentiamo ma certe volte senza un vero motivo, il mondo è bellissimo per come Dio ce l’ha dato. I miei occhi saranno cambiati, ma il sole continua a splendere e tocca a noi far splendere il sole dentro di noi. Tutto deve partire da noi.

– Grazie ancora per essere stato qui

MR: Grazie mille. Mi ha fatto molto piacere.

2

Alla prossima diavolacci!

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